10 gennaio 2018

Fotografie libere negli archivi - la riproduzione con mezzo proprio


Nell'agosto del 2017 il nostro Parlamento ha approvato  ddl Concorrenza , la Legge n. 124/2017 che tra le varie misure introdotte, una riguarda in modo speciale i beni culturali di natura archivistica  , ovvero  la modifica dell'articolo 108 del Codice dei beni culturali(D. Lgs. n. 42/2004). 
La novità era nell'aria da tempo, grazie al paziente lavoro di informazione  e sensibilizzazione condotto dal movimento Fotografie libere per i beni culturali
La nuova disciplina consente agli utenti degli Archivi impegnati in una ricerca senza scopo di lucro  di  scattare  fotografie con proprie fotocamere, smartphone o altri mezzi,  che non comportino il contatto diretto con i documenti (come gli scanner portatili ) e senza l’uso di flash e treppiedi.
Chi ha dimestichezza con la realtà degli Archivi di Stato sa che fino a qualche mese fa per fare le fotografie era necessario presentare un'apposita domanda alla Direzione dell'istituto per avere l'autorizzazione e quindi ....pagare! 

La tariffa prima della liberalizzazione prevedeva 3 euro per ogni singola unità archivistica (nota). Es. scattare 1 o 10 fotografie dallo stessa busta, costava 3 euro, scattare 10 fotografie da 10 buste diverse, costava 30 euro. 
In alcuni istituti archivistici inoltre  non era autorizzato l' uso del mezzo proprio, ma bisognava necessariamente ricorrere  a un servizio esterno di fotoriproduzione!
Per chi fa ricerca d'archivio, la fotografia serve a velocizzare il lavoro, a fronte del tempo che sarebbe necessario a ricopiare pagine o comunque a prendere appunti, il ricercatore fa le fotografie e poi a casa con calma lavora sul materiale raccolto. Si comprende dunque come potesse essere impegnativo il costo di una ricerca, a cui non dimentichiamo spesso si aggiungono altre spese, es. di viaggio, di pernottamento.
Il senso più ampio di liberalizzazione, come sottolinea quest'articolo della rivista Il mondo degli Archivi non è solo nella gratuità, ma anche nel venir meno della richiesta di autorizzazione preventiva, sostituita da una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà (art. 47 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445), con cui l'utente di sala studio dichiara tra le altre cose, di conoscere la disciplina disposta dall'art. 108 innanzi citato e le finalità della ricerca.
Le novità introdotte dal provvedimento non si esauriscono certo qua, mi riprometto di approfondire in modo particolare l'aspetto relativo alla divulgazione delle immagini e alle esclusioni dalla riproduzione per motivi relativi alla privacy dei contenuti o di conservazione del bene.
Personalmente ritengo questa misura assolutamente importante per chi fa ricerca d'archivio perché ha tolto di mezzo  una gabella che tutto sommato andava a gravare su persone, i ricercatori, gli storici, i cultori di storia locale, persone che danno un importante contributo alla collettività con le loro ricerche, insomma è stara finalmente tolta un'ingiusta tassa sulla cultura!

Link
Fotografie libere per i beni culturali
Il Mondo degli Archivi



















Glossario: Unità archivistica
Termine generico con cui si individua l'unità minima indivisibile di un fondo archivistico, che può aggregare più documenti, fisicamente contigui, o essere costituita da una singola unità documentaria. Può essere costituita da un fascicolo, un registro, una filza, un volume o altra unità elementare.
In Antico regime esiste una varia gamma di denominazioni, per lo più locali, che indicano particolari raggruppamenti documentari: fasci o fascetti, vachette (o vochette), mazzi, cartere ecc.
All'interno di Archivi storici le unità archivistiche vengono identificate e descritte attraverso i seguenti elementi: titolo, estremi cronologici, eventuale data topica, segnatura, stato di conservazione, contenuto e descrizione estrinseca.
La definizione è tratta da http://www.lombardiabeniculturali.it

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